In Italia si contano 130 realtà innovative Insurtech che nel 2021 hanno raccolto 120 milioni di euro. Sono i dati della ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno “Fintech & Insurtech: è ora di puntare sulla collaborazione!”. 

Un’analisi che dimostra come si tratti di un ecosistema vicino alla svolta, quello del Fintech e Insurtech italiano, non ancora affermatosi pienamente secondo il suo effettivo potenziale, ma certamente in grande espansione. Il valore di capitali raccolti è incoraggiante, ma gli operatori attivi sono ancora troppo pochi. L’accesso ai fondi delle Fintech e Insurtech è limitato, i Venture Capital e i fondi esteri non hanno ancora riconosciuto l’alto potenziale delle nostre realtà. Inoltre servono più competenze e formazione, oltre ai capitali.

Eppure l’industria assicurativa italiana è una delle più antiche del mondo e pesa per un 7% del PIL, e l’Italia rappresenta il settimo mercato assicurativo mondiale. Stringendo il focus sull’Insurtech, il 66% delle realtà di questa industry si trova nel Nord Italia, con un 28% tra Centro e Sud e una piccola quota del 6% con sede all’estero. Per quanto riguarda la distribuzione dei capitali raccolti, oltre metà sono localizzati sempre al nord.

L’Insurtech è un’opportunità molto importante per il nostro Paese, e l’industria assicurativa un settore che sta sperimentando la digitalizzazione, aumentando la penetrazione e la complessità dei servizi offerti. Sappiamo che il digitale permette di proporre un’offerta perfettamente customizzata per rispondere ai suoi specifici bisogni, trasparente, competitiva in materia di prezzo e istantanea.

L'industria assicurativa italiana pesa per un 7% del PIL, nel 2021 sono stati investiti nell'Insurtech 120 milioni, rispetto ai 50 del 2020. Una crescita lenta ma le premesse sono molto incoraggianti

Una crescita che non riguarda solo l’Italia ma si estende in tutto il mondo: nel primo semestre del 2021 sono stati fatti investimenti mondiali Insurtech superiori a tutto il 2020, pari a 7,5 miliardi di euro su circa 350 deal. All’interno di questo contesto l’Italia procede, sebbene lentamente, con circa 120 milioni di euro investiti, in cui sono compresi non solo gli investimenti in startup, ma anche quelli in tecnologie fatti dai principali player del mercato. Nel 2020 i milioni investiti erano circa 50, ma ancora non ci avviciniamo alla media europea.

Le istituzioni nazionali e quelle europee sembrano interessate all’insurtech, lo vediamo nell’European Insurance and Occupational Pensions Authority EIOPA con i progetti per open insurance ed embedded insurance, e per la resilienza tecnologica, che alzerà l’asticella sul tema cybersecurity.

Anche la divulgazione e la consapevolezza di tutti i protagonisti e addetti ai lavori del settore giocano un ruolo importante: è cresciuto il dibattito pubblico all’interno dell’industry Insurtech che coinvolge tutti gli stakeholders, sia istituzionali che di mercato in ogni parte della value chain.

Per quanto riguarda le debolezze del settore, invece, va detto che occorre pianificare molta più formazione e attrarre talenti promuovendo la creazione di ambienti di lavoro innovativi, offrire remunerazioni in linea con il mercato internazionale e schedulare programmi dettagliati e puntuali di formazione interna per far crescere i team di lavoro coinvolti.

Nei prossimi anni la quantità di investimenti certamente crescerà, provocando maggiore pressione sul mercato del lavoro per la selezione di professionalità dotate di competenze digitali, così come aumenterà l’offerta assicurativa digitale.

In sintesi, abbiamo bisogno di più startup, investimenti, competenze e più sperimentazioni, anche audaci, all’interno della filiera, ma le previsioni sono positive e molto incoraggianti. 


 

 

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